Diabete – Occhi

Diabete, anche gli occhi a rischio se la glicemia è fuori controllo

DI IRMA D’ARIA

In occasione della Giornata mondiale del diabete che si celebra il 14 novembre, gli esperti ricordano che anche la vista può essere compromessa da questa patologia che rappresenta una delle prime cause di cecità

13 NOVEMBRE 2020 – La Provincia Pavese

Quando una persona si accorge di un abbassamento della vista pensa che sia soltanto un problema legato all’età, mentre spesso è il principio di quei processi infiammatori della retina dovuti proprio al diabete, una patologia che può degenerare fino a un totale malfunzionamento e infine alla perdita della vista. Il diabete, infatti, è tra le prime tre cause di cecità. Per esempio, si stima che la retinopatia diabetica, un’importante complicanza del diabete causata principalmente da danni prolungati a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina, provochi circa l’1,9% della disabilità visiva e il 2,6% della cecità.

Il diabete colpisce gli occhi?

Il diabete, cioè la presenza di alti livelli di zuccheri nel sangue, colpisce sia in giovane età con il diabete di tipo 1, curato con insulina, sia più frequentemente dopo i 40 anni, specie in soggetti con problemi di sovrappeso, con il diabete di tipo 2, curato con vari tipi di farmaci. Gli altri organi bersaglio della malattia, oltre agli occhi, sono soprattutto i reni e i piedi. “Nel diabete – spiega Claudio Azzolini, ordinario di malattie dell’apparato visivo presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria e autore tra l’altro del libro “Occhi – Come prendersene cura – I disturbi più comuni e i rimedi più efficaci” (Edizioni LSWR, 22,90 Euro) – gli occhi sono in genere più fragili, e si stancano prima alla lettura; sono più frequenti i processi infiammatori palpebrali e una cataratta può comparire precocemente e progredire rapidamente. Ma è soprattutto temibile la comparsa di lesioni sulla retina”.

Diabete e occhi: una ‘relazione’ pericolosa


Le cause della retinopatia diabetica

In Italia vi sono più di 3 milioni di pazienti diabetici, e di questi ben un terzo sviluppa una retinopatia diabetica, un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina. “I vasi si sfiancano, la parte liquida del sangue trasuda e va nella retina causando l’accumulo di sostanze tossiche. La malattia progredisce lentamente, lasciando anche per anni una buona capacita? visiva”, spiega Azzolini. Poi si formano aree di retina sofferenti (ischemiche) a causa della chiusura dei vasi retinici ammalati. Sono dei veri e propri microinfarti retinici che danno luogo alla retinopatia diabetica chiamata non proliferante.

Le due forme di retinopatia

Come meccanismo di difesa, queste aree di sofferenza producono sostanze dette “vaso rigeneratrici” per formare nuovi vasi. Ma se questo meccanismo difensivo corporeo è benefico in moltissime situazioni (per esempio sono utili i nuovi vasi che crescono sulle ferite per guarirle), nella retina è purtroppo devastante. “I nuovi vasi crescono dappertutto, provocano la fuoriuscita di liquido che peggiora ulteriormente la situazione e, poichè sono fragili, si rompono e sanguinano. Si formano poi cicatrici sulla retina, che danno luogo alla retinopatia diabetica chiamata proliferante e aggravano ulteriormente la malattia. Nelle fasi finali della malattia si forma un distacco di retina trazionale diabetico. Sia la forma di retinopatia diabetica non proliferante che quella proliferante possono inoltre dar luogo alla formazione di liquido nella macula, provocando la maculopatia diabetica, che presenta i classici sintomi delle maculopatie.

Retinopatia diabetica, come prevenirla e curarla

Edema maculare diabetico

Il diabete può avere un effetto deleterio anche sulla macula, cioè la parte della retina necessaria per leggere, guidare e vedere i volti. Il diabete, infatti, può aumentare il rischio che la macula si gonfi e questa problematica è nota come edema maculare diabetico. Nel corso del tempo, questa patologia può indebolire la capacità di vedere chiaramente in questa zona dell’occhio, causando la parziale perdita della vista, fino anche alla cecità. L’edema maculare, di solito, si sviluppa nelle persone che già presentano altri segni di retinopatia diabetica.

I sintomi

Il paziente diabetico può avere per anni una buona vista anche se presenta iniziali alterazioni retiniche come essudazioni o emorragie. Poi la perdita progressiva di cellule provoca un graduale calo della vista. Altre volte il paziente non avverte disturbi fino agli stadi avanzati della malattia, quando si manifesta un grave e improvviso calo della vista dovuto a emorragie intraoculari. Ma come si può riconoscere questa patologia? “Possiamo ben valutare la retinopatia diabetica con ottime strumentazioni”, risponde l’oculista. “La pupilla va dilatata per osservare bene la retina. Bisogna ricercare con cura le eventuali aree retiniche sofferenti o gli accumuli di liquido intraretinico mediante esami angiografici con mezzo di contrasto (fluoroangiografia) o con tomografi che ci fanno ben vedere le sezioni della retina (OCT) e dei vasi sanguigni al suo interno (OCTA). A volte l’oculista, esaminando le retine, scopre il diabete in pazienti che ne erano affetti da anni e non lo sapevano”.

La prevenzione

Le lesioni della retina si possono evitare controllando bene il livello di zuccheri nel sangue e il loro andamento, la pressione arteriosa e i livelli dei lipidi circolanti nel sangue come il colesterolo e i trigliceridi. Una corretta alimentazione e? importantissima anche per contrastare l’eccesso di peso e deve essere personalizzata e definita con un dietista. “E’ stato anche recentemente riscontrato – sottolinea Azzolini – che la dieta mediterranea migliora la memoria nei diabetici. Il paziente diabetico, seguito nei centri per il diabete o dal proprio medico internista, viene comunque inviato periodicamente dall’oculista per valutarne la retina. I pazienti che già da 5 anni soffrono di diabete devono essere visitati annualmente da un oculista che eventualmente adotterà, se necessario, la terapia più idonea a prevenire l’instaurarsi o il peggioramento della retinopatia e a preservare la vista”.

Il disagio emotivo

La scoperta del diabete spesso facilita la comparsa di ansia, depressione e disturbi dell’umore. All’inizio vi può essere una negazione del problema e si può sviluppare una sorta di rabbia verso una malattia che dovrà essere curata per tutta la vita. “Bisogna mettere in atto, attraverso l’introspezione e magari con l’aiuto di uno psicologo, idonee strategie di adattamento, ovvero un insieme di meccanismi che consentono di fronteggiare adeguatamente il problema e soprattutto favoriscono l’accettazione della malattia e dell’assiduità delle cure. Ciò è indispensabile nel trattamento dei disturbi oculari del paziente diabetico. Fortunatamente abbiamo cure molto efficaci, ma occorrono perseveranza e motivazione”.

INSULINA: dove, come, quanta?

Un gesto semplice  come l’iniezione di insulina può non essere compreso da tutti  e praticato in modo scorretto, portando a casi di apparente inefficacia della terapia.
Il punto ideale per le iniezioni di insulina è il tessuto sottocutaneo, ossia lo strato adiposo che si trova tra il derma e il muscolo.
L’addome (insieme con le cosce, glutei e braccia) sono i siti di elezione per effettuare una corretta iniezione.
Sull’addome si deve seguire uno schema di rotazione muovendosi sempre nella stessa direzione, sia in senso orario sia antiorario.
Le iniezioni devono essere distanziate dalle precedenti di almeno 1-2 cm per evitare di ripetere l’iniezione nello stesso punto e causare traumi al tessuto. Schermata 2016-03-28 alle 22.24.41
La rotazione può aiutare a ridurre il rischio  di sviluppo di lipoipertrofie (aree di tessuto adiposo ispessite che possono crescere e svilupparsi nel tempo dove viene iniettata ripetutamente l’insulina).
Le lipoipertrofie causano un assorbimento imprevedibile dell’insulina e un controllo glicemico irregolare.
Il paziente deve imparare a riconoscere questi rigonfiamenti sia visivamente sia attraverso l’auto palpazione. Qualora si identificasse una lipoipertrofia, il paziente non deve iniettare in corrispondenza dello stesso sito fino a quando il tessuto non ritorna normale. Questo potrebbe richiedere anche alcuni mesi e qualsiasi anormalità tissutale deve essere monitorata anche dallo specialista.
Spostandosi dall’area ipertrofica in aree di tessuto sano, occorre anche valutare l’eventuale riduzione della dose di insulina: questa riduzione può variare da individuo ad individuo e dovrebbe essere seguita da un’intensificazione dei controlli glicemici.

PRIMA DELL’ INIEZIONE

È importante lavare le mani con acqua tiepida e sapone, sciacquare e asciugare attentamente, per evitare ogni rischio di infezione. Meglio accertarsi che anche il sito di iniezione sia pulito, che l’insulina sia quella giusta e verificare che l’insulina nella penna sia sufficiente per l’iniezione.
Non è generalmente necessario disinfettare il sito di iniezione.
Non è raccomandato massaggiare il sito prima e dopo l’iniezione per evitare di accelerare l’assorbimento dell’insulina.
Le fiale contenenti insuline torbide devono essere fatte ondeggiare delicatamente o roteate (ma non shakerate) per 20 volte fino a che i cristalli ritornino in sospensione.
Montare l’ago facendo molta attenzione a non forzarne l’inserimento (avvitare delicatamente sino a fondo corsa).
Una volta montato l’ago, prima di procedere all’iniezione, è opportuno selezionare 1 o 2 unità  di insulina per verificare che la penna funzioni correttamente. Tenendo la penna verso l’alto, spingere il pulsante per l’iniezione fino a quando non si vede spuntare la goccia di insulina sulla punta dell’ago.
Come detto precedentemente, lo strato ideale per le iniezioni di insulina è il tessuto sottocutaneo ed esiste un’idea errata che le persone con molto tessuto sottocutaneo, persone in sovrappeso o obese, debbano utilizzare un ago più lungo. In realtà non fa nessuna differenza se l’insulina viene iniettata in superficie o in profondità dello strato cutaneo; essa verrà comunque assorbita nello stesso modo.
Quando sono disponibili solo aghi lunghi, occorre procedere con il sollevamento di una plica cutanea (pizzico) e iniettare l’insulina con un angolo di 45, per evitare di raggiungere il muscolo. Tuttavia oggi si utilizzano prevalentemente aghi di 4 mm che consentono di iniettare l’insulina a 90senza necessità di sollevare la plica.
Si consiglia di lasciare l’ago inserito nella pelle per almeno 10 secondi (contando lentamente) rendendo così possibile l’assorbimento dell’intera dose di insulina.   

DOPO L’INIEZIONE

Si raccomanda di non riutilizzare mai gli aghi per penna, riutilizzandoli l’ago si può ostruire o danneggiare, inoltre può contribuire alla formazione delle lipoipertrofie e se l’ago viene lasciato montato sulla penna tra una iniezione e l’altra, l’aria potrebbe entrare nella cartuccia e portare all’espulsione di una dose errata di insulina.
È importante smaltire nel modo corretto gli aghi e le penne utilizzate.
L’insulina in uso si conserva a temperatura ambiente mentre l’insulina nuova va conservata in frigorifero negli scomparti più bassi (non a temperature eccessivamente basse).
La tecnica di somministrazione dell’insulina è un momento fondamentale per l’efficacia della terapia, per tale motivo bisogna prestarvi grande attenzione e per ogni dubbio è importante rivolgersi allo specialista.

I modi più bizzarri per (non) iniettare l’insulina!!

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INFLUENZA E DIABETE

Consigli del servizio di ENDOCRINOLOGIA e DIABETOLOGIA dell’Istituto di cura Citta di Pavia. Resp. dr.ssa Ioana Savulescu

 

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Influenza e Diabete – L’influenza non ci fa paura

Il diabete può rendere il sistema immunitario più suscettibile alle infezioni. E’ per questo che il paziente diabetico è soggetto a forme severe di influenza con guarigioni lente e complesse. La prevenzione, quindi, è fondamentale: è buona norma vaccinarsi ogni anno ed il periodo migliore per farlo, è tra ottobre e metà novembre. La dott.ssa Ioana Savulescu, Responsabile dell’ambulatorio di endocrinologia e diabetologia dell’Istituto di Cura Città di Pavia, ci spiega come devono comportarsi i soggetti diabetici colpiti da influenza.

“In caso di influenza, le problematiche da affrontare nelle persone diabetiche sono l’iperglicemia causata dall’infezione stessa e la difficoltà ad alimentarsi normalmente per il senso di inappetenza e nausea, tipico degli stati febbrili. Non solo l’influenza, ma qualunque malattia può influenzare il controllo glicemico causando generalmente iperglicemia: raffreddore, bronchite, infezioni in generale (specialmente quelle delle vie urinarie oppure cutanee) ma anche disturbi gastrici od intestinali, possono causare questo tipo di variazioni.

Cosa fare – Decalogo dell’Influenza nel paziente Diabetico

  1. Controlla la glicemia più frequentemente (anche 4 volte al giorno); se affaticato/impossibilitato fatti aiutare da un parente/un amico.
  2. Se persiste l’iperglicemia > 250mg/dl, controllare chetoni nelle urine mediante stick; se presenti, contattare il medico.
  3. Riposa il più possibile, rimanendo a casa dal lavoro/scuola (anche per evitare il contagio); Se vivi da solo, avvisa qualcuno che sei ammalato.
  4. Controlla la temperatura corporea mattino e sera.
  5. 5. Bevi più liquidi del normale per evitare la disidratazione. Assumi liquidi senza zucchero aggiunto come acqua, tè, tisane e camomilla; non dolcificare con miele, fruttosio e altri zuccheri.
  6. Se vomiti, contattata il medico di fiducia.
  7. Alimentati se possibile, con cibi leggeri; assumi frutta per le vitamine contenute. Se non riuscissi a mangiare, sostituisci i cibi solidi con quelli morbidi e liquidi (minestre, semolino, passato di verdura)
  8. Non interrompere mai la terapia ipoglicemizzante perché la glicemia tende ad aumentare anche se mangi poco. Se si verificano rapide variazioni della glicemia o persistenza di valori elevati, consulta il tuo diabetologo sul da farsi: potrebbe rendersi necessario un aumento della terapia/posologia insulinica. Importante: non modificare autonomamente la terapia.
  9. In caso di ipoglicemia (per inappetenza o nausea), mangia o bevi qualcosa di zuccherato, come marmellata, miele, succhi di frutta, bevande zuccherate o semplice glucosio. NON correggere la glicemia bassa con cioccolato o dolciumi vari perché pesanti, ad alto contenuto di grassi e di difficile assorbimento/rilascio di glucosio.
  10. Prosegui con pazienza tutta la terapia prescritta, fino alla completa guarigione.

Richiedi assistenza o chiama Pronto soccorso se: vomito e malessere protratti, diarrea severa, temperatura elevata superiore a 38,5-39 gradi, livelli di glucosio incontrollabili (glicemia inferiore a 60 mg/dl o superiore a 300 mg/dl), grandi quantità di chetoni nelle urine, problemi di respirazione, sonnolenza o mancanza di lucidità.

 

CURARSI CON GUSTO

E’ importante saper gestire la propria malattia anche dal punto di vista nutrizionale anche se questo non può e non deve comportare una mortificazione dei sensi. Mangiare bene ha importanti risvolti psicologici e saper apprezzare i cibi è , prima di tutto , cultura e conoscenza non solo degli alimenti, ma anche del territorio in cui viviamo e delle opportunità che esso ci offre.

La vista di buon cibo, l’apprezzare i suoi profumi, l’imparare a prepararlo al meglio, assaggiarlo e consumarlo nelle giuste quantità : TUTTO CIO’ NON E’ VIETATO A UN PAZIENTE  DIABETICO !

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